Approfittando di una pausa del corso di guida tenutosi sulla pista di Secchiano sabato e domenica scorsi, infatti Alberto gestisce da parecchi anni una scuola guida itinerante denominata ABMXS, abbiamo fatto una bella chiacchierata con l’ex pilota ora istruttore, ecco cosa ne è venuto fuori.
Ciao Alberto da parte di tutti i lettori Motocrossromagna.it, la tua carriera ha avuto i suoi apici con i due titoli italiani vinti nel 1980 nei cadetti e l’anno dopo negli junior con la TGM, più svariati buoni piazzamenti nel Mondiale 125 e 250, ci sono alcuni momenti particolari che ricordi con piacere?
Ciao a tutti, si ci sono due annedoti particolari che vorrei ricordare della mia carriera di pilota, il primo è del 1981, vengo convocato alle selezioni della prima edizione della Coppa delle Nazioni 125 che si svolgeva due settimane dopo a Casale Monferrato. Io ero Junior, l’ultimo arrivato in pratica, c’erano Dario Nani ufficiale TGM, Michele Rinaldi, Corrado Maddii e Mauro Miele, in allenamento i miei tempi sono stati così buoni che anche a causa del forfait di Nani mi hanno chiamato in squadra e per me era la prima gara a livello internazionale. Con un settimo ed un ottavo ho contribuito alla vittoria della squadra in questa prima edizione lasciandomi molto soddisfatto.
Il secondo che vorrei raccontare riguarda il Genova Superbowl del 1981 anche questo, anni in cui il divario tra noi europei e gli americani era molto ampio. Durante le qualifiche, per via dell’emozione, ne ho combinate di tutti i colori, ma alla fine sono riuscito ad arrivare in finale facendomi notare dal pubblico presente. Del tutto inaspettatamente grazie ai voti degli spettatori, mi sono aggiudicato il trofeo “Fiam” assegnato al pilota più spettacolare, seppure erano presenti grandi piloti del calibro di Danny “Magoo” Chandler. In finale ho fatto decimo, ma la mia gara l’avevo già vinta arrivando fin lì e vincendo quel premio, è stata un’emozione incredibile!
Dopo la tua carriera di pilota com’è nata l’idea di partire con la scuola di guida?
Ho sempre cercato di interpretare l’attività atletica dell’uomo nella conduzione del mezzo meccanico in modo scientifico, mi ha sempre appassionato questa cosa, purtroppo quando correvo oberato dal poco tempo a disposizione ahimè non vi ho dedicato il tempo che avrei voluto e a posteriori ho capito che mi sarebbe stato di grande aiuto. Ho sempre fatto delle giornate di corsi nel periodo invernale, ma si riducevano ad una giornata in pista tra amici, qualche consiglio e poco più. Volendo fare questa cosa seriamente mi sono preso sei mesi di tempo per studiare scientificamente la posizione di guida, il braccio di leva, le reazioni della moto in tutte le situazioni con una serie di considerazioni sull’interazione tra ile due geometrie della moto e del pilota e…….. mi si è aperto un mondo!
Andando a provare poi in pista le cose studiate nella teoria vedevo che i riscontri c’erano ed erano impressionanti, sia come tempi sul giro che come resistenza alla distanza. Tutto questo studio permetteva di ottimizzare le energie, scaricare lo sforzo maggiore su una superficie muscolarare più ampia, lo scarico delle braccia era sopperito dalle gambe. Ero così sorpreso da questi risultati che ad un certo punto mi son detto “torno a correre!”. L’idea non si è concretizzata e ho continuato sul progetto che avevo intrapreso aprendo ufficialmente la scuola a cavallo degli anni 1989-90.
Come vedi l’evoluzione del Motocross a livello amatoriale dagli anni ’80 ad oggi?
Ho verificato , con piacere, un’approccio decisamente più intelligente ora rispetto a quegli anni, nelle persone che intraprendono questo sport. Dico questo perché, c’è la consapevolezza in chi inizia che non è in grado di gestire la moto in tutte le condizioni e molte persone pensano che piuttosto che sbattere il muso più volte, pensano di andare a fare un corso per imparare al meglio. Del resto è una logica ormai ben radicata in tanti altri sport da molti anni, vedi il tennis, lo sci, il calcio solo per fare alcuni esempi; era una tecnica bistrattata nel nostro sport, perché il motocross era considerato “naif”, legato all’improvvisazione, dove c’erano i predestinati e gli altri, ma ora le cose sono cambiate, per fortuna.
Tra le piste dove fai i corsi qual è la tua preferita?
Una di quelle è sicuramente Secchiano, è un “pistone”, una di quelle dove ci sono aspetti molto interessanti, tra l’altro viene lasciata spesso bucata e dove c’è un grosso dislivello tra la parte bassa e quella alta.
Altre piste sono Bellinzago, dove faccio i corsi durante la settimana, che ha un fondo un po’ misto anch’essa molto bucata ed è gestita da delle persone stupende come Alan e Alberto. Poi posso citare altre piste sabbiose come Dorno, Chieve, Cremona e Chignolo Po’ che ha riaperto da poco.
Come ti sembrano le modifiche alla pista di Secchiano?
Ogni volta che ho trovato la pista modificata, c’era un suo perché per così dire, le ho trovate sempre centrate e con ostacoli anche tosti per l’utente medio. Le ultime modifiche secondo me sono state utili per avere più di una traiettoria, visto lo spazio a disposizione secondo me era necessario sfruttarlo e stavolta si sono create in alcuni punti più possibilità di linee che sono stupende, quindi a livello di utilizzo della pista si è fatto tutto il possibile.
Un consiglio per chi vuol iniziare l’attività crossistica?
Beh consiglio di fare un corso con l’ABMXS School, magari a Secchiano! (ride)……..aldilà di questo posso dire che la cosa più importante è procurarsi delle opportune protezioni, senza guardare i piloti del Mondiale che in tv si vedono senza pettorina o safety Jacket che dir si voglia, ma anche loro quando cadono sono umani e per cui consiglio di dotarsi di tutte le protezioni disponibili sul mercato e di una pettorina a maglia tipo la Pro Ergo della UFO che copre tutta la parte superiore del corpo comprese le braccia. Quindi il consiglio principale è quello di dotarsi di un’attrezzatura idonea ed adeguata.
Hai corso principalmente con il 2t, preferisci questa moto o il 4t?
Ho un’idea molto chiara riguardo questo, la moto ideale di tutti i tempi per fare motocross è il 250 4t. E’ la moto perfetta, agile, ha una coppia incredibile, è stabile e poi gli ultimi prodotti hanno un’agilità imbarazzante, di una reattività che danno una soddisfazione fuori misura. Quindi anche chi dice che bisogna usare il 125 2t per essere più agile, secondo me non ha proprio idea di che cos’è il gesto atletico, perché come faccio a diventare più agile con una moto che prestazionalmente è meno reattiva del 250 4t? La velocità di percorrenza della moto a 4t rispetto al 2t non è paragonabile, non ci sono storie, in mezzo alla curva la velocità è più che doppia, è una questione di maggior coppia. La differenza di peso, se ben equlibrati non si sentono, invece la coppia che sarà tre volte tanto sul 4t si sente eccome.
Per cui se esco da una curva a maggior velocità alleno molto di più la mia reattività rispetto ad una moto meno potente, non ci sono paragoni. Poi ok, se vogliamo far rimanere in vita il 125, come categoria promozionale, per i costi, che poi è da verificare se sono minori, perché il problema del 4t è se hai una rottura, altrimenti per un utente medio i costi di manutenzione sono praticamente gli stessi di un 2t. Quella del 2t è una tendenza che ha preso piede più che altro qui da noi, perché per esempio in Francia so che i 125 sono stati messi un pò ai margini. Infatti anche le case Giapponesi non hanno ripreso la produzione di queste moto, visto che i competitor si contano sulle dita di una mano. Yamaha comunque ha ancora a listino questa moto visto che ci sono alcune richieste.
Parlaci della tua collaborazione con Yamaha e del recente sviluppo di una mappatura specifica per l’Italia della YZ-F 450 2012..
Sì, io collaboro con Yamaha da diciotto anni come consulente interno, ero racing coordinator e quindi seguivo l’attività sportiva, le trattative dei team coi piloti, dai vari UFO Corse a De Carli, Ricci Racing e anche il mondo della velocità su strada. Dal 2008 mi sono staccato da questa attività ed è rimasta una collaborazione tecnica per la fornitura di moto per i corsi e dall’anno scorso ho iniziato a comunicare con l’azienda per ridare lustro al marchio negli appassionati e clienti del marchio e per riavvicinarci anche a quello che richiede la gente sul mercato.
Ho organizzato la presentazione alla stampa dei nuovi modelli 2012 inserendo una novità mai vista prima, cioè facendo una comparativa tra l’YZ-F 250 versione 2011 e 2012 con i transponder uguali per rilevare i tempi, ed è stato apprezzatissimo da tutti, tanto che credo abbiamo aperto una strada nuova.
Per quanto riguarda la 450, moto totalmente innovativa, è stata lanciata nei primi anni, diciamo così, con un po’ di distrazione, l’erogazione era veramente impressionante e per piloti professionisti, forse più adatta al mercato americano, per le piste da supercross e per i terreni che legano. L’inizio è stato un po’ traumatico per l’utente medio. Per cui ci siamo detti che dovevamo intervenire e per quattro mesi io e miei ragazzi con cui facciamo i corsi abbiamo provato tantissime mappature e ogni volta si compilava un modulo dove riportare le impressioni. Abbiamo fatto un incrocio di una settantina di mappature, trovate praticamente in tutto il mondo girando per i vari forum soprattutto americani. E’ stato un gran lavoro che non era semplice fare in quattro mesi, con tantissime variabili.
La logica che mi ha animato per fare questa cosa è stata realizzare mappature diverse legate al tipo di erogazione che un singolo pilota sviluppa attraverso la sua apertura della manopola, quindi ho diviso le mappe a seconda che uno abbia una guida docile e pulita oppure una più decisa e da smanettone indipendentemente dal tipo di fondo della pista.
Segui qualche giovane interessante da vicino, negli allenamenti?
Ci sono diversi ragazzi validi che seguo, uno è Patriarca che ha vinto diversi titoli regionali, un altro è Gipponi che ha vinto il regionale lombardo nel 2011 e Alessandro Contessi un ragazzo di 15 anni molto promettente, a cui ho regalato io la prima moto, una Lem. Lui essendo svizzero segue una scuola specifica dedicata agli sportivi di livello che gli permette di allenarsi e studiare in armonia, cosa che da noi non è così semplice purtroppo.
Quanto è importante il Supercross per la formazione di un pilota?
Tantissimo, è la massima espressione atletica di un pilota di moto, dove c’è una componente di gesto atletico, di reattività, di coordinazione, di senso logico-tattico tutto concentrato in un tracciato breve e in un tempo di 1 minuto, tutti aspetti che formano in modo impressionante. Purtroppo in Italia, dove c’è comunque un ottimo Campionato Italiano organizzato da Offroadproracing, non ci sono piste per allenarsi, è quello il vero problema.
Piste che non dovrebbero essere toste per forza, ma andrebbero bene anche con salti semplici dove l’amatore può entrare e provare senza rischiare di farsi male subito poi a fianco ci potrebbe essere il triplo “cattivo” dove uno poi può tentare di migliorarsi.
Per finire, una nota di colore, la Romagna ti piace? Ci vieni mai per le tue vacanze?
Beh qua sì, certo, vengo volentieri e poi ho anche dei carissimi amici come Giuseppe Andreani e Giuseppe Morri ex fondatore della Bimota. Ho un pezzo di cuore qua, e la conformazione geografica aiuta parecchio, tra mare e collina. Io poi ho un cognome di origini emiliane per cui….
Bene, ti ringraziamo per la disponibilità Alberto e ti saluto da parte di tutti i lettori Motocrossromagna.it
Grazie a voi e saluto tutti i romagnoli crossisti e non solo!a presto!
Ultimi Commenti